Il Festival di Sanremo e la storia d’Italia : gli anni ’80
Gli anni del disimpegno
In Italia il passaggio dagli anni settanta agli ottanta è testimone di un cambiamento sostanziale nella storia del sindacato. Negli anni 60 e 70 c’era stata una vera e propria “sbornia ideologica” con l’avanzata delle sinistre e le stragi terroristiche.

Il 14 ottobre del 1980 c’è un brusco risveglio: quel giorno, nel cuore della Torino operaia, si tenne la cosiddetta «marcia dei quarantamila», una manifestazione dei quadri e degli impiegati Fiat contro il sindacato, che da oltre un mese era in agitazione e impediva a molti di loro di accedere al posto di lavoro. Era una dura presa di posizione del ceto medio di fabbrica contro la retorica operaista e il corteo dei quarantamila ebbe un impatto emotivo enorme: ormai il ruolo dei sindacati si era molto ridotto così come la partecipazione dei cittadini alla vita politica.
Le elezioni dell’ 83 vedono il declino dei consensi per i partiti storici: il PCI scende al 30% dei voti e la DC al 32%. Era finita l’epoca della Democrazia Cristiana al potere per 37 anni dalla fine della guerra e Craxi, capo partito socialista, con solo il 12% dei voti viene nominato Presidente del consiglio inaugurando il governo di centro-sinistra con democristiani, socialisti, socialdemocratici, repubblicani e liberali.
Anche a Sanremo c’è vento di cambiamento. L’obiettivo negli anni ‘80 per il rilancio del festival è quello di uscire dal buio nel quale era finito durante gli anni ‘70. Con un clima generale, nel paese, che metteva da parte l’impegno politico per rivolgersi a sé stessi, tornano anche i protagonisti del festival, si producono più spettacoli, e si ritorna a parlare del Festival e della canzone italiana. Sul palcoscenico si presentano ancora i grandi cantautori ma con temi più leggeri, come Alice che canta Per Elisa di Battiato, e storie di vita quotidiana come Riccardo Fogli con Storie di tutti i giorni.


Tra i primi provvedimenti del nuovo governo c’è la revisione del concordato con la Santa Sede (l’ultima era stata nel 1929 con Mussolini) che introduce il finanziamento (facoltativo) dell’8 per mille nella denuncia dei redditi. Si rafforza il patto atlantico con gli USA, autorizzando l’installazione di basi missilistiche in Sicilia, mentre a livello europeo si combatte per una maggiore incisività ed operatività delle istituzioni comunitarie. Nel 1987 c’è la ratifica dell’Atto Unico europeo che dà un ruolo più importante al Parlamento europeo. Infine l’Italia inizia una politica di collaborazione con alcuni paesi del Mediterraneo tra i quali la Libia di Gheddafi.
In politica interna Craxi, per cercare di contenere l’inflazione crescente, riduce la scala mobile, il meccanismo che adegua i salari all’inflazione, con l’opposizione durissima del PCI e del sindacato di sinistra. Viene indetto anche un referendum che, contrariamente a tutte le previsioni, vince la proposta di Craxi con il 54,3%, segno che i tempi del sindacato sono ormai lontani.
Contro l’evasione fiscale vengono resi obbligatori i registratori di cassa in tutti gli esercizi commerciali (che, però, hanno impiegato diversi decenni per essere utilizzati dappertutto) e si introduce il reato penale per quelli che costruiscono senza permesso e per gli amministratori locali che non controllano. Una riforma che viene applicata solo in alcune aree del paese: l’abusivismo edilizio non finisce, ma inizia la stagione dei condoni edilizi.

Ma la principale ombra dei governi Craxi è la vorticosa crescita della spesa pubblica, che in pochi anni passa dal 70% al 90% del PIL. Una spesa che consente di migliorare l’assistenza pubblica e di rilanciare l’economia, ma che genera anche tanti sprechi e corruzione per garantire il supporto dei vari partitini al governo: una finanza “allegra”, come venne definita.

La gestione del Festival cambia in modo sostanziale. Innanzitutto c’è il “trasloco”, inizialmente provvisorio causa lavori di ristrutturazione ma in seguito definitivo, del Festival dal Casinò al teatro Ariston. Poi cambia il ruolo del presentatore che da annunciatore formale ed “ingessato” dei vari cantanti, diventa il protagonista delle serate portando «la cronaca e l’attualità sul palcoscenico dell’Ariston». Inizia l’era di Pippo Baudo, uno dei più famosi presentatori italiani.
I cantanti, così come l’orchestra, cantano e suonano dal vivo, in diretta, non più come nelle versioni precedenti, dove era in uso il “playback”, e lo spettacolo diventa così più vero e coinvolgente. Anche le canzoni risentono di questa ventata di spensieratezza sia con cantanti ormai famosi, come Albano e Romina con Felicità che con novità assolute e dirompenti come Vasco Rossi con Vado al massimo.


Craxi riforma il sistema televisivo italiano: a quell’epoca il servizio pubblico RAI era l’unico che poteva trasmettere a livello nazionale; le altre emittenti potevano essere solo a carattere locale. Un giovane imprenditore, Silvio Berlusconi, aveva però aggirato il problema creando tre reti (Rete 4, Canale 5 e Italia 1) che trasmettevano localmente ma che avevano ripetitori in tutto il Paese, facendo circolare così i programmi televisivi in tutto il Paese.

Craxi, grande amico di Berlusconi, promuove una legge che rimuove quel vincolo, consentendo così la nascita della nuova televisione commerciale e, tra le altre cose, un modello di promozione pubblicitaria molto più aggressivo ed efficace del vecchio e discreto Carosello.
Per competere con le televisioni commerciali, Sanremo si dà una veste più ricca e spettacolare. Cambiano le canzoni ma anche il “look”: voglia di sperimentare, osare, uscire fuori dalle righe. Siamo in un decennio d’oro per la storia della kermesse canora, ancora oggi considerato tra i più belli di sempre. Sul palco lo spirito rock e ribelle si manifesta attraverso un trucco occhi marcato, pettinature scultoree, ricci selvaggi e pennellate decise di blush sul viso (pensiamo in quegli anni a Rettore e Loredana Bertè ).
Tornano anche le star internazionali come i Bee Gees, Gloria Gaynor, Whitney Houston, Ray Charles e tanti altri.
Indimenticabili l’esordiente Ramazzotti con Adesso tu e la travolgente Si può dare di più cantata a Sanremo da Morandi, Ruggeri e Tozzi, tre cantanti con stili e storie completamente diverse, ma amici di spogliatoio durante le partite della “nazionale cantanti”, dove è stata scritta la canzone.


Negli anni ’80 l’aspetto più critico è certamente la corruzione nella classe politica. La forma più emblematica è lo scandalo della Loggia P2, una branca della massoneria, inserita nel mondo politico, nella burocrazia e nei vertici militari, che sosteniene i guadagni e la carriera dei suoi associati e che arriva ad organizzare un tentativo (non riuscito) di golpe militare.
Gli Anni ’80 sono anche gli anni dell’annientamento del terrorismo, grazie alla legge sui pentiti, che stabilisce una riduzione di pena a chi denuncia i propri compagni. Purtroppo non si raggiungono gli stessi risultati con mafia e camorra.

La strage di Ustica (1980) (un aereo di linea con 81 persone colpito da un missile ancora oggi non identificato), l ‘attentato al Papa (1981) e le continue crisi di governo, allontanano i cittadini dalla politica, accusata di non dare risposte ai problemi delle persone. Nella seconda metà del decennio nasce un partito nuovo, la Lega Nord, guidata da Umberto Bossi. Il movimento, che propone un modello federale dello Stato, cresce rapidamente, conquistando buona parte dell’elettorato settentrionale. Nel tempo diventerà sempre più estremista fino a sostenere la secessione di alcune regioni del nord.
Nel mondo occidentale gli anni ‘80 sono straordinari per le proteste nei paesi socialisti, da Solidarnosc in Polonia a quelle in Ungheria, per l’elezione del Papa polacco e per la lenta e progressiva apertura dell’URSS di Gorbacev all’occidente e distensione con gli Stati Uniti di Reagan, fino alla caduta del muro di Berlino nel 1989

Queste vicende danno speranza e nuove energie alle idee liberiste mentre accelerano le crisi dei partiti filo-comunisti. Il 12 novembre del 1989, il segretario dello storico Partito Comunista Italiano (PCI), Achille Occhetto, annuncia lo scioglimento del partito.
A Sanremo, tra le altre, si impone una canzone che sembra quasi una premonizione: Ti lascerò cantata da Anna Oxa e Fausto Leali che parla di lasciare liberi, di sbagliare, di vivere.

Di lì a un anno l’intero mondo politico italiano sarebbe stato sconvolto da uno scandalo giudiziario, e cioè l’inchiesta Mani Pulite, nota soprattutto come Tangentopoli, che chiude idealmente la prima Repubblica, aprendo una nuova stagione di confronti e dibattiti.
Ma siamo già negli anni ‘90.
Protetto: Cesare Serviatti – il mostro del Tevere
Gita in gruppo a Bordighera
Data 24 Aprile 2025
Programma definitivo:

9:00 Partenza da Nizza in covoiturage

10:30 – 11:30 visita del Museo Biblioteca Clarence Bicknell a Bordighera Via Romana , 39 con guida in italiano (con possibilità di supporto in francese) tel 0039 3313449065
12:00 – 14:00 pranzo al Ristorante Pizzeria Valdisogno, Via Giuseppe Parini 7 Bordighera tel 0039 0184998140
14:30 trasferimento in covoiturage ad Ospedaletti (6 Km – 10’)

15:00 – 16:30 visita a Casa e Collezione Laura ad Ospedaletti Via Camillo Benso Conte di Cavour, 40 con guida in italiano Tel 0039 331 1813155
17:00 partenza per Nizza
Strani rivoluzionari
Il Festival di Sanremo e la storia d’Italia – gli anni 70
Gli anni ’70 sono stati un decennio molto difficile per l’Italia, non solo per i problemi globali dell’economia ma soprattutto per la scarsa tenuta del tessuto sociale e delle istituzioni. Le rivendicazioni e proteste iniziate pacificamente nel ’68 si trasformano in un’ondata di estremismo violento, sia di destra che di sinistra.
Nello Stivale si formano numerose cellule terroristiche ben organizzate. In soli dieci anni si registrano 6 stragi, con decine di morti e centinaia di feriti. Personaggi di rilievo della politica e della società italiana vengono rapiti, uccisi o torturati.
Ma sono anche un periodo di grandi conquiste civili: nel 1974 c’è la legge sul divorzio, nel 1975 vi è l’equiparazione fra uomini e donne e il nuovo diritto di famiglia; nel 1981 vince il referendum a favore dell’aborto.
Vediamo un po’ più in profondità i personaggi e i fatti di questo periodo così importante.
Il movimento studentesco inizia in Italia nell’autunno del 1967 con occupazioni pacifiche delle università contro l’autoritarismo dei docenti e la riforma dell’università che vuole rendere più difficile l’accesso agli studi. Nel 1968, durante l’occupazione dell’Università di Roma, la polizia sgombera con la forza l’ateneo. E’ l’inizio della guerriglia urbana: alle manifestazioni molti studenti vengono con caschi da motociclisti, spranghe, pietre ed anche pistole. Il movimento studentesco si orienta sull’ideologia marxista-leninista della rivoluzione e cerca di coinvolgere gli operai delle fabbriche del nord.

Il Partito Comunista Italiano (PCI), il maggior partito di sinistra italiano, dopo l’occupazione della Cecoslovacchia da parte dell’esercito russo, prende le distanze dal Cremlino e gli studenti, che non si riconoscono più nel PCI, fondano gruppi di estrema sinistra.
Nell’autunno del 1969 inizia un periodo di grandi scioperi operai (“autunno caldo”) che portano a grandi riforme nella scuola, con la liberalizzazione dell’università, e nel lavoro, con aumento dei salari, miglioramento delle condizioni in fabbrica ed approvazione dello statuto dei lavoratori.
Nel frattempo il festival di Sanremo vuole essere un momento di evasione ed ignorare quello che sta accadendo nelle piazze. Nel 1967, però, un evento porta con forza sul palcoscenico la protesta. Luigi Tenco è un cantautore genovese che ha scritto una canzone contro la guerra. Ma la direzione del Festival la censura e Tenco cambia il testo in una canzone d’amore Ciao amore ciao. Ma neppure questo basta, Tenco è un cantante troppo estremista e viene eliminato dalla giuria. Per protesta (secondo la versione ufficiale) il cantante si toglie la vita nella sua camera d’albergo lasciando un biglietto in cui accusa il Festival di essere fuori dalla realtà: si premiano canzoni come Io tu e le rose mentre nelle strade si combatte. Il suicidio di Tenco è un grande shock per gli italiani, il Festival incassa il colpo, cambia la direzione artistica, ma rimane ostaggio della politica nazionale: il Festival fa opinione e non può essere lasciato senza il controllo del Governo.
Nel frattempo le proteste di piazza dei gruppi di sinistra, che invocano la rivoluzione comunista, spingono la destra ad organizzare gruppi neofascisti per attuare la “strategia della tensione”: con attentati ed azioni violente creare il panico nel paese per spingere l’opinione pubblica a cercare l’ordine ed un governo forte di destra, tutto con l’appoggio di alcune componenti dello stato.
Secondo questo disegno il 12 dicembre 1969 in Piazza Fontana, in pieno centro a Milano, esplode una bomba nella Banca dell’Agricoltura che provoca 17 morti ed 88 feriti. Iniziano così “gli anni di piombo”, un periodo di forte instabilità e di pericolo per la democrazia. L’8 dicembre 1970 c’è un tentativo di colpo di Stato organizzato da Valerio Borghese, capo del Fronte Nazionale, annullato dallo stesso Borghese per motivi mai chiariti. Nel 1974 una bomba neofascista, durante un comizio a piazza della Loggia a Brescia, provoca 8 morti e 102 feriti. Lo stesso anno sul treno Italicus diretto in Germania, un’altra bomba, sempre di destra, fa 12 morti e 48 feriti per finire al 1980 con la strage della stazione di Bologna con 85 morti e 200 feriti.

Ma gli organizzatori del Festival sembrano non accorgersi di quello che succede. A Sanremo si canta ancora di amore e di tradimenti ed i temi sociali restano fuori dal palcoscenico. Ad esempio nel 1973 vince Peppino di Capri con un grande amore e niente più nella più classica tradizione sanremese. C’è, in realtà, qualche canzone fuori dal coro, come ad esempio nel 1970 l’imprevedibile Celentano con chi non lavora non fa l’amore, uno scherzoso riferimento alla stagione di scioperi che sta paralizzando il paese e per il quale viene accusato di comportamento antisindacale.
Ma anche la situazione internazionale è difficile. Nel 1971 Nixon mette fine al Sistema Monetario di Bretton Woods provocando una forte svalutazione della lira rispetto al dollaro, malgrado la nascita del Serpente Monetario Europeo (SME). Nel 1973 in medioriente scoppia la guerra del Kippur e il prezzo del greggio passa da 3 $ (nel 1972) a 43 $ (nel 1980) al barile. E’ la prima grande crisi energetica mondiale e l’inflazione galoppa.
Nel 1975 l’Italia subisce la prima recessione da oltre tre decenni. La crisi energetica colpisce la popolazione e le imprese. Ci sono le “domeniche a piedi” e addirittura la riduzione dell’illuminazione stradale. Il Paese inizia a produrre meno e lo stato interviene con sussidi e finanziamenti, facendo crescere rapidamente il debito pubblico. Aumenta la disoccupazione ed il malcontento, sopratutto dei giovani che vanno ad incrementare le fila dei gruppi rivoluzionari di destra e di sinistra.
Una delle cause principali di questa gestione fallimentare della crisi internazionale è l’instabilità dei governi e la litigiosità interna al partito di maggioranza, la Democrazia Cristiana.
Dopo l’esperienza della dittatura fascista, la Costituzione della nuova Repubblica Italiana era stata costruita in modo attento a evitare qualsiasi rischio di un governo troppo forte. Ma proprio questo impedisce di avere un governo stabile, indispensabile in momenti così difficili.
Nella ricerca di dare stabilità al paese, nel 1976 i capi dei due partiti maggiori, Aldo Moro della Democrazia Cristiana (al governo) ed Enrico Berlinguer del Partito Comunista Italiano (all’opposizione), ormai non più filo-sovietico e favorevole alla NATO, cercano di realizzare un’alleanza (il “compromesso storico”). Ma nel 1978 Aldo Moro viene rapito da un commando di estremisti di sinistra che si fanno chiamare “Brigate rosse” e che sono contro il compromesso storico. Dopo un lungo negoziato con lo stato, Moro viene ucciso.
A metà degli anni ‘70, in risposta al terrorismo nero ed alla politica di compromesso avviata dal PCI alcuni gruppi di sinistra, come le brigate rosse, sono passati in clandestinità ed hanno praticato la lotta armata per colpire lo stato e la classe dirigente borghese con rapimenti, ferimenti, assalti e omicidi lasciandosi dietro una lunga scia di sangue di cui Moro è solo l’ultima vittima.
L’uccisione di Moro provoca la reazione di tutti i partiti che trovano finalmente un momento di unità. Il governo incarica il generale Dalla Chiesa di mettere fine a queste violenze e, grazie anche a leggi speciali ed all’uso dei pentiti, le Brigate Rosse sono sconfitte e la lotta armata si interrompe.
E il Festival? Con la nuova gestione di Mike Buongiorno, venuta dopo il suicidio Tenco, il Festival cerca di riprendersi la scena musicale del paese. Ma nel frattempo è finito il monopolio dello Stato sulla radio e sono nate le radio libere che sono subito diventate un canale importante per diffondere le novità musicali. Invece che passare attraverso la censura del Festival, i cantanti preferiscono arrivare direttamente al pubblico tramite le radio. E così la maggior parte delle novità musicali non vengono presentate più a Sanremo ma viaggiano libere nell’etere. Diventano famosi cantautori che frequentano poco il Festival, come Lucio Battisti con canzoni come il mio canto libero nel 1971 oppure come Mina, con io vivrò senza te, o come, nel 1978, Lucio Dalla con caro amico ti scrivo un’amara constatazione dello stato di incertezza dei suoi tempi. Sono tanti i cantautori e gruppi che si affacciano alla scena musicale italiana nella fine degli anni 60 e negli anni 70 e che matureranno nel decennio successivo.
Siamo così arrivati agli anni ‘80, gli anni del disimpegno.
Il Festival di Sanremo e la storia d’Italia – gli anni ’60
“Largo ai giovani“
Tra la fine degli anni ‘50 e gli anni ‘60, l’economia italiana attraversa una vera e propria “età dell’oro”, sostenuta da un forte incremento demografico e dall’espansione economica industriale : tra il 1958 e il 1963 il prodotto interno lordo italiano cresce al ritmo del 6,3% annuo e nel 1965 l’Italia, grazie anche al basso costo dei salari e alla grande disponibilità di manodopera, giunge a coprire il 12% della produzione europea, appena sotto Francia, Inghilterra e Germania.
Questo periodo così fortunato è chiamato “miracolo economico” (o “boom economico”).
Gli italiani del boom sono pieni di ottimismo: le possibilità, i sogni e le speranze sembrano senza limiti. Nascono concetti nuovi: evasione, consumo, vacanza, tempo libero, assolutamente sconosciuti al mondo contadino: gli italiani dimenticano che solo poco tempo prima si usava dire che “quando un contadino mangiava un pollo o era malato il pollo o era malato il contadino”.
E’ un’Italia esterofila che importa, senza filtri, la cultura nordamericana più per voglia di modernizzare che per posizione politica.

Uno dei simboli del periodo è l’automobile, diventata in quegli anni un autentico “status symbol”. Arrivano sul mercato nel 1955 la Fiat 600 e nel 1957 la più piccola ed economica Fiat 500. Tra il 1956 e il 1965 il numero di automobili possedute in Italia passa da 1 a 5 milioni e nel 1964 viene inaugurata l’”autostrada del sole” che collega Milano con Napoli e che unisce l’Italia più di quanto non avesse fatto Cavour cent’anni prima.
Un altro settore di espansione economica e di cambiamento nello stile di vita è quello degli elettrodomestici: frigoriferi, lavatrici e televisori entrano nelle case di tutti gli italiani.

Con il lavoro regolato dagli orari e gli elettrodomestici in casa aumenta il tempo libero e la televisione diventa il nuovo hobby degli italiani. Le trasmissioni televisive sono un importante strumento di diffusione della civiltà dei consumi ed un momento di ritrovo collettivo dentro e fuori le abitazioni.
Il Festival di Sanremo aveva già intuito questa nuova opportunità: dal 1955, infatti, la gara era diventata un appuntamento fisso per tutti i telespettatori.
Nel 1958 Domenico Modugno era stato una vera rivoluzione: cantava agitando le braccia e con una voce forte, non ovattata come negli anni 50. Sulla sua scìa arrivano nuovi cantanti che vengono soprannominati “urlatori”. Nel 1960 vince la canzone “Romantica” “urlata” da Tony Dallara.
C’è nel paese un desiderio di novità e l’industria discografica intuisce subito che i giovani possono essere consumatori molto di più interessanti dei loro padri, ancora troppo condizionati dalla passata guerra e dalla psicosi del “risparmiare”. Nasce così il “mito dei giovani” attorno ad un nuovo ballo importato dagli stati uniti, il “Rock ‘n roll”. La cosa divertente è che la canzone “Rock Around the Clock” (all’origine del ballo) fu scritta tra tre personaggi per nulla giovani (Max Freedman, 63 anni, Richard Brooks, 43 anni e Bill Haley, 30 anni)

E così a Sanremo sul palco del 1961 si presenta Adriano Celentano, un ragazzone alto, magro e dinoccolato che infrange tutte le tradizioni: canta con le spalle al pubblico, si agita come un demonio ma sopratutto con una canzone che ha un ritmo frenetico ed un testo trascurabile. Gli spettatori sono divisi tra quelli indignati e quelli che si agitano sulle sedie al ritmo di “24.000 baci” che arriverà al secondo posto.
Continua certamente la tradizione della canzone melodica che ha ancora molti sostenitori. Così nel 1962 Tony Renis con “Quando quando quando” non raggiungerà il primo posto ma avrà un grosso successo nazionale ed internazionale. Questa è un’altra delle caratteristiche di Sanremo: spesso canzoni e cantanti che vengono scartati dalla competizione hanno invece un grosso successo di vendite, a dimostrare come le giurie selezionate non riescano ad interpretare il gusto della gente comune. In quel filone vengono cooptati cantanti “giovani” per catturare anche quel segmento di ascoltatori. Un esempio significativo è Gigliola Cinquetti che nel 1964 vince con “Non ho l’età” non solo a Sanremo ma anche all’Eurovision.
Questo decennio è molto prolifico anche per il festival: sul palco di Sanremo si presentano una quantità di nuovi talenti come mai più capiterà. Cantanti e stili musicali dei più diversi, alcuni effimeri, ma molti che faranno la storia della musica leggera italiana nei prossimi decenni.
Con l’avanzare del decennio il boom economico mostra, però, anche tutte le sue contraddizioni. Le campagne vengono abbandonate e una migrazione silenziosa riempe le periferie delle città di gente povera alla ricerca di fortuna. Nelle città industriali del nord (Torino, Milano) si costruiscono interi quartieri di “immigrati” del sud e la convivenza non è sempre facile.
A livello internazionale la speranza di pace si infrange sulla nascita dei due blocchi contrapposti di Stati Uniti e Russia e sulla “guerra fredda” che si manifesta in guerre combattute come quella del Vietnam e nella corsa allo spazio, culminata con lo sbarco sulla luna del 1969. Come reazione nascono movimenti di protesta giovanile come gli Hippies, i Black Panthers ecc.
I giovani italiani scoprono la nuova musica che viene specialmente dall’Inghilterra, dove Beatles, Rolling Stones e altre band beat stanno compiendo una vera e propria rivoluzione musicale. A Sanremo però tutto ciò non riesce ad arrivare fino al 1966, quando Caterina Caselli si aggiudica il secondo posto cantando Nessuno mi può giudicare, brano dal testo

aggressivo e dalla sonorità beat. Ma è un caso abbastanza isolato. Sempre nel 1966 Adriano Celentano canta una canzone di denuncia sociale: Il Ragazzo della via Gluck, che parla del degrado delle periferie cittadine, ma che viene subito eliminata e non arriva in finale. L’anno dopo, il 1967, tra canzoni d’amore più o meno “tradizionali”, fa capolino il gruppo dei Giganti che con la loro Proposta portano a Sanremo i temi del disagio giovanile e del messaggio hippy.
Siamo alle porte degli anni 70 e sta per scoppiare la protesta.
Il Festival di San Remo e la storia d’Italia – gli anni ’50
Il Festival della canzone italiana, è un festival musicale che si tiene ogni anno in Italia, a Sanremo, a partire dal 1951. Vi hanno preso parte come concorrenti, ospiti o compositori, molti dei personaggi più noti della musica leggera italiana ed è considerato uno dei più importanti e longevi festival musicali al mondo.
Rappresenta uno dei principali eventi italiani trasmesso in diretta sia televisiva, in Eurovisione, sia radiofonica. Al vincitore o alla vincitrice del Festival viene consegnata la statuetta del Leone di Sanremo,simbolo dello stemma comunale, che è il riconoscimento più ambìto per i musicisti e gli interpreti italiani di musica leggera.
Nella sua lunga vita il festival è stato lo specchio dell’evoluzione sociale, culturale e politica del popolo italiano ed è, quindi, possibile ripercorrere, attraverso le canzoni, la storia italiana di questi ultimi 70 anni.
L’idea di un Festival della Canzone italiana venne a Pier Busseti, gestore del Casinò di Sanremo, per incrementare il turismo nella città nel periodo invernale. La prima edizione venne organizzata il 29 gennaio 1951 e si svolse nel salone delle feste del Casinò.
Inizialmente il festival era incentrato sulle canzoni e non sui cantanti. Nella prima edizione parteciparono 20 canzoni cantate da tre cantanti a turno.
Siamo nel primo dopoguerra, l’Italia è un paese molto povero, ancora prevalentemente agricolo. Gli uomini sono rientrati dal fronte e le donne, dopo averli sostituiti in fabbrica e nei campi, ritornano al loro ruolo tradizionale di madri e casalinghe.
La popolazione è disorientata tra la tradizione rassicurante e i nuovi stimoli che vengono dall’esterno, sopratutto dagli Stati Uniti. I gusti degli italiani sono ancora molto condizionati dal passato regime ed i temi sono ancora Dio, Patria, Famiglia.
Un esempio è la prima vincitrice, Grazie dei fiori cantata da Nilla Pizzi, oppure Son tutte belle le mamme del mondo cantata da Gino Latilla vincitrice nel 1954.
Ma dopo la tragedia della guerra c’è bisogno di leggerezza e di divertimento. E poi le donne hanno iniziato a rendersi conto dell’importanza che hanno avuto nella resistenza. e nella vittoria della repubblica nel referendum del 1946 e nell’elezione dell’Assemblea Costituente ed a molte il ruolo di madre comincia ad andare stretto.
A Sanremo iniziano a farsi spazio anche canzoni ‘diverse’ con testi meno ‘sciropposi’ e più ‘colloquiali ed allegri’. Nella edizione del 1952 al secondo posto c’è Papaveri e papere (canzone di evasione ma con una sottile satira di denuncia della condizione di subalternità della donna), : è facile identificare nei « papaveri » il maschio altezzoso e sprezzante e nella « papera » la donna considerata non troppo intelligente. Nel 1957, ancora, Natalino Otto canta Il pericolo numero uno che descrive una donna che non è più la mamma tutta casa e chiesa, ma una donna difficile da indirizzare e che vuole attenzioni e rispetto dei propri « capricci ».
Inoltre i tempi ormai sono maturi per il boom industriale. Un nuovo uomo si fa strada, più intraprendente, che rischia per creare qualcosa di nuovo, fuori dagli schemi tradizionali.
Anche nella musica nell’edizione del 1958 si apre una nuova fase. Si esce dalle strutture consolidate e tradizionali: paroliere-musicista-cantante e si fa strada il cantautore imprenditore di sé stesso.
A Sanremo vince Domenico Modugno con la sua Nel blu dipinto di blu, canzone originale diventata negli anni una delle canzoni italiane più conosciute ed eseguite di sempre in tutto il mondo. L’ anno seguente di nuovo un cantautore, Arturo Testa, si posiziona al secondo posto con Io sono il vento, piena di pathos e di passione, molto lontana dalle atmosfere ovattate dei primi anni ‘50
Ma ormai siamo negli anni 60 e tutto sta per cambiare.























